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Bentornato Calcio! Molto più di un tiro ad un pallone..

bentornato calcio, bentornata serie A

Correva il weekend del 23 febbraio. L’Italia e il mondo intero stavano per essere scossi da una delle situazioni più tragiche e assurde del dopoguerra: non c’è bisogno che vi dica di cosa si tratta. Con l’arrivo del virus tutto si fermò, compreso il calcio. Ohibò, ci pensate? DOMENICHE SENZA CAMPIONATO. Mai visto prima, speriamo mai visto dopo. Da allora fino a poche settimane fa c’è stata una vera battaglia tra le varie istituzioni per tornare o meno a giocare, per scegliere come tornare a giocare, quando, dove come e perché.

Ma non ci interessa delle istituzioni, del ministro Spadafora, della Figc, della Lega. Non interessano a nessuno queste cose. Quello che ci è mancato, come dicevamo in uno dei primi articoli su Miak, è la nostra routine. Il weekend con gli appuntamenti fissi, con le formazioni del fantacalcio, con le bestemmie per questo o quel giocatore che gioca o non gioca, l’odore del campo. Non sarà certamente uguale senza tifosi, che sono una parte fondamentale dello spettacolo, ma il calcio è amato sopratutto per un motivo: è sempre, sempre, sempre e comunque motivo di discussione. Questo è mancato, la polemica generata da quei 90 minuti.

Comprendo la posizione di tante persone che ritengono che non ci fossero le condizioni necessarie a ripartire, che fosse una questione poco importante, che c’era altro a cui pensare. Non sbagliavano, c’era in effetti tanto di più importante e vitale da curare e a cui badare. Mi permetto di citare un ex grande allenatore, Arrigo Sacchi, che descrisse con una massima meravigliosa cos’è il calcio: “Il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti“. La risposta a tutte le polemiche relative alla ripartenza è qui.

Arrigo Sacchi
(Arrigo Sacchi)

Mi preme soprattutto discutere con voi di una questione però: si è ripartiti per i soldi? Si, probabilmente si. Il calcio è (anche) un business, una industria in cui tante persone sono impiegate e tante persone investono. Non bisogna però fare un errore in questo ragionamento: limitarsi a considerare il calcio SOLO dal punto di vista dei calciatori. Loro, quelli che giocano, sono la punta dell’iceberg. C’è una quantità letteralmente spaventosa di persone che portano a casa stipendi normalissimi, e un eventuale stop avrebbe sopratutto danneggiato loro. Si stima che siano circa centomila persone, solo in Italia. Questo discorso è tutto per dire che si, si torna a giocare anche per i soldi. Ed è normale, come si riattivano tutti i settori anche questo deve tornare a macinare e per comprenderlo bisogna andare oltre i superstipendi dei grandi campioni: Cristiano Ronaldo è uno ed è un caso isolato, il meno danneggiato in caso di mancata ripartenza.

Per aiutarvi a comprendere quale sia il vero impatto socioeconomico del calcio in Italia voglio sciorinare dei numeri, frutto del report FIGC 2017/18, pubblicato su Calcio&finanza. Le tre leghe professionistiche, cioè A B e Lega Pro, generano annualmente 3.5 miliardi di euro. L’industria del calcio rappresenta in Italia lo 0.19% del PIL nazionale. Sommando alle cifre dei tre campionati pro anche tutto il movimento dilettante si arriva alla assurda cifra di 4.7 miliardi l’anno! A livello contributivo, cioè le tasse versate da questo movimento, siamo su ben 1.2 miliardi l’anno. Ma il dato che deve farvi comprendere che l’importanza è altissima è un altro: dal 2007 al 2017 il calcio ha versato nelle casse dello stato Italiano 11.4 miliardi di euro a fronte di contributi ricevuti di soldi 749 milioni. Cosa significa? Per ogni euro versato dallo stato sotto forma di finanziamento sono rientrati nelle sue casse 15.2 euro. Volete un altro dato scioccante? Il calcio, da solo, versa il 36% dell’intero ammontare delle tasse versate dal macro settore relativo a attività artistiche, sportive, d’intrattenimento e di divertimento. Più che doppiato (17.2%) il secondo settore, quello relativo a lotterie, scommesse e case da gioco. Ve la sentite ancora di dire che è una cosa poco importante?

E quindi, bentornato caro calcio.

Ci sei mancato, come manca qualcosa di fondamentale nella vita. Dal mio punto di vista posso tranquillamente affermare che è la passione principale della mia vita da quasi 20 anni, che ho studiato e amato e che tutt’ora è parte integrante delle mie giornate. Per un non appassionato può risultare assurdo, lo comprendo. Ma dietro la decisione di farne un lavoro, cioè quello di giornalista sportivo, c’è un infinito amore per questo gioco, pieno di contraddizioni, di storie, di corsi e ricorsi, di polemiche, scandali e travolgenti avventure.

Umberto Maria Porreca

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