MUSIC IS A KEY

A lezione di arroganza dai professori su Facebook

L'arroganza su Facebook. Il minerale Olivina e l' "io so di non sapere" di Socrate

Lo confesso, sono autolesionista!

Da un po’ di tempo ho questo brutto vizio di dedicare alcune ore della settimana alla lettura dei commenti nei vari post di Facebook. Le emozioni che provo possono tranquillamente essere descritte da una famosa attrazione tipica dei Luna Park, ossia “le montagne russe”: vette costituite da vigorosa autostima, passando poi per ripide discese che portano alla totale perdita di fiducia nel genere umano, passando infine per questi anelli che ti fanno ritrovare a testa in giù. Fase in cui la bile invade l’intero corpo portandolo all’escandescenza.

Le montagne russe: il percorso degli stati d'animo quando leggi i commenti nei post di Facebook.

Le persone e i tipi di commenti che trovi spaziano in un range di possibilità incommensurabile. Puoi trovare:

Il tizio che sbrocca a priori; quello che sotto le foto di una manifestazione puntualmente risponde: «e invece per i “rivenditori di cavatappi [sostituire la frase con una di vostro piacere] non manifesta nessuno!?»; quello che legge solo il titolo dell’articolo e parte a tremila; il complottista incallito; il tale che: «eh ma ho letto su ilcazzaro.it che per fare gli scatoloni di Eurospin usano un additivo a base di pelle di canguro Antartico!», et cetera et cetera et cetera et cetera et cetera…

Messa da parte questa simpatica parentesi, quello che voglio di’ è che va bene tutto, però, ci sono alcune (tantissimissime, diciamocelo dai!) persone dotate di una stratosferica, prepotente ed egocentrica arroganza. Questa, talvolta, si va a mescolare con l’ignoranza creando una cocktail letale. Come dicevo, dunque, dedico brevi tratti della mia vita a recitare la parte del (così come mi so’ ribatezzato) “Giustiziere di Facebook” mettendo, talvolta, a repentaglio la mia salubrità psico-fisica.

A titolo d’esempio vi riporto questa esperienza: qualche tempo fa sulla pagina Facebook del sito www.daisfogoallatuaignoranza.it (nome di fantasia di un sito di notizie della mia città) hanno postato la notizia di un matrimonio gay. Apriti cielo! La bassezza umana si è palesata in tutto il suo “splendore”:

«Che diritti volete?»;

«Vergognatevi!»;

«Auguri e figli maschi!»;

«La chiesa cosa ne pensa?»

Mi limito a questo e ancora una volta… Et cetera et cetera et cetera.

L’apice è stato raggiunto quando un ragazzo di colore ha commentato l’articolo. Il tizio in questione ha messo in relazione i matrimoni gay con il Covid-19, alludendo al fatto che la pandemia fosse frutto di questo atteggiamento sbagliato degli esseri umani. Per risposta, un grande statista e paladino dei diritti umani gli ha risposto: «dai prendi il cammello e tornatene da dove sei venuto». Insomma, un disastro. Contrastare l’omofobia a suon di sano razzismo, onesto dai.

Ora, ammesso (e non concesso, sia chiaro) che ognuno può avere la propria opinione in merito all’argomento, il voler offendere (tra l’altro in maniera pubblica) gratuitamente questi due ragazzi… PERCHÉ?

Niente, è finita che ho segnalato e risposto a tutti i commenti che sono riuscito a trovare, scadendo anche in “confronti” alquanto maleducati (ma che mi importa di essere educato di fronte a certa roba?!). Ho chiesto anche ai gestori della pagina di controllare lo scempio che c’era sotto quel post. Mi hanno detto che lo avrebbero fatto, ma evidentemente l’immensa mole di commenti è troppo appetitosa e l’algoritmo di Facebook dovrà pur nutrirsi di qualcosa =)

Facebook è una delle massime espressioni (e adesso dovrete perdonarmi perché di seguito utilizzerò in maniera inappropriata il termine, trascendendo dal suo significato giuridico) della “par condicio“: chiunque può dire quello che gli pare con la “dovuta” visibilità e influenzare a proprio piacere le altre persone.

Quello che voglio dire, insomma, è che Facebook è una GIUNGLA!

Ora, siccome questo bioma è vastissimo, potrei scrive’ un trattato di circa ventisettemila pagine (e mi sto pure trattenendo!) per descrivere in maniera accurata la “vegetazione” e la “fauna” che lo compone. Motivo per il quale spenderò due parole su una questione che mi angoscia:

IL BECERO DUALISMO DEL BIANCO E DEL NERO

Ho pochissime convinzioni nella vita! Una di queste è che la famosa frase “o tutto o niente” non sussiste. Per me esiste solo l’intermedio. Questa premessa la faccio perché nei commenti trovo una quantità enorme di persone che ti risponde più o meno così: «Tu non sei d’accordo con questo pensiero di colore bianco perché il tuo pensiero è di colore nero». No, cazzarola! La diversità è una delle cose più belle che caratterizza il nostro mondo. Anche all’interno di un argomento nel quale si condividono certi pensieri, ci saranno sempre dei punti in cui uno la penserà in un modo o nell’altro. E allora vado in bestia quando il tutto viene ridotto a questo becero dualismo in cui se non la pensi così è perché la pensi in quell’altro modo. No! Tra bianco e nero c’è una gamma infinita di tonalità di grigio (per fortuna) e io non voglio essere omologato a nessuno. Voglio poter condividere alcuni pensieri di qualcuno e voglio poter non condividerne altri. Tra l’altro proprio scrivendo questo articolo ho scoperto che è un argomento che tiene banco da secoli (se non millenni) e prende il nome di falsa dicotomia ed è uno dei tanti meccanismi di fallacia, ossia di errori nel ragionamento (comunque, se volete capirci qualcosa in più, eccovi il link di Wikipedia).

Quando parlo di questo argomento con i miei amici mi avvalgo di un paragone con un minerale presente in abbondanza nel nostro mantello Terrestre: l’olivina. Per questo motivo ho deciso di ribattezzare questo paragone e farlo totalmente mio dandogli un simpatico nome:

LA TEORIA DELL’OLIVINA

Metto le mani avanti per chiunque abbia competenze in materia: di tecnico c’è ben poco nella mia teoria.

Le olivine possono essere minerali di ferro (fayalite) o di magnesio (forsterite). Questi due minerali, però, rappresentano i cosiddetti end-members (i termini estremi). Di fatto, in natura non sono mai state rinvenute olivine totalmente “fayalitche” o totalmente “forsteritiche”. Le olivine si presentano sempre come termini intermedi in cui le quantità di uno o dell’altro variano in un’ampia gamma di percentuali.

Per me la vita è così: non si può avere un pensiero che è in linea al 100% con il pensiero di un altro. Così come non può esistere la verità assoluta. Una determinata linea di pensiero non deve per forza escluderne un’altra. La diversità è una delle cose più belle che caratterizza gli esseri viventi. È una delle cose più belle che possiede il genere umano. Non riduciamo il tutto al solito ” o è cosi oppure è così”.

NON POSSIAMO ESSERE TUTTO, MA NON SIAMO NEANCHE IL NULLA!

Oh, poi sia chiaro, ci sono tre argomenti sui quali la mia linea di pensiero è univoca: fascismo, razzismo e diritti degli omosessuali.

E a questo punto mi viene spontaneo concludere con un frase millenaria, simbolo della curiosità e della ricerca del sapere e allo stesso tempo di grande umiltà. Una frase che è sicuramente attuale e che lo sarà anche negli anni, nei decenni e nei secoli a venire. Potrebbe essere un buon punto di partenza per provare a domare il fuoco dell’arroganza che domina il nostro simpatico social network.

«Dovetti concludere meco stesso che veramente di cotest’uomo ero più sapiente io: […] costui credeva sapere e non sapeva, io invece, come non sapevo, neanche credevo sapere.»

PlatoneApologia di Socrate

IO SO DI NON SAPERE.

Antonello Aquilano

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