MUSIC IS A KEY

L’ Odissea degli studenti universitari che cercano casa

La disperazione dello studente universitario quando deve cercare una nuova casa

Diciamocelo chiaramente: per gli universitari cercare casa è molto simile all’Odissea.

L’altro giorno la mia coinquilina ha beccato il tizio del piano di sotto e parlando del più e del meno questo se ne esce fuori dicendo: «Stavo parlando con Elisa e mi ha detto che forse vuole ristrutturare casa perché il governo con la storia del Covid ti ridà il centodieci percento dell’investimento». Lei torna sopra e mi racconta tutto, così, facendo finta di nulla chiamiamo la nostra proprietaria di casa per dirle che volevamo rinnovare il contratto per l’anno prossimo e… Niente, è vero, a Settembre dobbiamo lascia’ casa. Capito? L’abbiamo dovuta chiamare noi perché quello del piano di sotto aveva sentito questo e quell’ altro. Sennò chissà quando ce l’avrebbe detto. Ok, lei ne ha tutto il diritto però…

La mia testa inizia a ribollire come una pentola a pressione e devo dire che in quei momenti le ho mandato le peggio maledizioni (in un ampio ventaglio di scelta che va dal crollo del palazzo dopo i lavori ad una epidemia localizzata dentro casa sua).

Dopo i momenti di rabbia inizio a realizzare che ci siamo di nuovo: per l’ennesima volta dobbiamo cambia’ casa, un incubo. Io ve lo dico, io non sono mai stato parte attiva nella ricerca di case, lascio fare sempre agli altri. La mia persona vive un equilibrio flebile tra la timidezza nel parlare con persone sconosciute e la rapida perdita di raziocinio quando trovi certi che ti vogliono rifilare una bettola al modico prezzo di una Lamborghini, più una fetta di chiappa e ‘na mutanda. E magari ti chiedono due o tre componenti della tua famiglia come cauzione, così se rompi qualcosa in casa questi si tengono tua madre, tuo nonno e tuo fratello.

Io una volta soltanto ho cercato casa da solo, l’anno scorso: praticamente dovevo iniziare la magistrale a Ferrara, ma per vari motivi sono arrivato in terra d’Emilia solo a Settembre. Un disastro. L’Università ha deciso togliere il numero chiuso a molti indirizzi, così si sono riversati cani e porci e non c’è manco ‘na casa. Per un mese e mezzo mi sono appoggiato da amici a Bologna. Poi finalmente, dopo settimane di ricerca, esce l’unica casa. Ed era pure ‘na bella casa!

Volete sapere come è andata a finire?

Arrivo e scopro che in casa non c’è letteralmente nulla (a parte i mobili). Non un piatto, non un bicchiere, non una forchetta, niente. C’è solo un super-mega deumidificatore gigantesco. Ma che ci devo fa’?

Dopo due settimane che sto in casa, ‘na sera parte l’invasione delle blatte. A fine serata so’ diventato in pratica un assassino. Nella paletta conto ben 60 cadaveri di questi esseri immondi che mi hanno infestato casa.

Dopo un mese dal mio arrivo, alla prima pioggia, la casa inizia a mostrare chiari segni di infiltrazioni nelle pareti (e nel frattempo ogni tanto usciva pure ‘na blatta).

Scopro che sono l’unico in tutto il condominio che non ha il collegamento con una normalissima antenna, ho solo il collegamento con la parabola. Va bene, compro il decoder per ricevere il segnale satellitare. Niente, si vedono solo canali arabi, russi, filippini e perché no, anche il tg della importantissima Nuova Caledonia. Scopro che per vedere i canali Italiani ci vuole un apparecchio dal modico costo di 150 euro. Ciao tv! Sai che faccio? Collego il pc e mi vedo la tv tramite internet.

Internet. Ah, internet. Se vuoi fare un comune abbonamento con una società di queste, devi paga’ 2 milioni per attivarlo e te lo attivano dopo due anni. Poi mettono ‘sta bella penale da settantacinque milioni di euro nel caso tu decida di rescindere prima di due anni. Insomma, allora è il caso di abbonarsi ad una di queste compagnie che non ti mettono vincoli. Niente, nella mia via non c’è segnale e abbandono pure questa idea. Quindi devo passa’ un anno usando il cellulare come “modem”.

All’arrivo dei mesi più freddi scopro il più grande inganno di questa casa: è tutto tranne che ‘na casa! La temperatura media è di 14 gradi. Nei giorni più freddi il termometro segna 10 gradi. Hai voglia ad accende’ i termosifoni. Niente! Un Inverno intero che sembra di sta’ a San Pietroburgo.

Nel frattempo la casa caccia la subdola mossa dell’umidità.

Hai capito perché l’unica cosa presente in casa era un deumidificatore gigantesco? La casa è talmente umida che l’attrezzo riempie il raccoglitore da venti litri nel giro di trenta minuti. A qualunque ora del giorno c’è questa nube che esce dalla bocca. Quando cucino, il vapore incontra le gelide pareti della “casa” e condensa creando tanti laghetti sparsi per l’abitazione. L’umidità poi inizia a creare le condizioni adatte per la formazione della muffa, no? Infatti pian piano in casa cresce questo odore di umido e muffa fetida che infetta i vestiti.

Passati i mesi freddi, dici: «ce l’abbiamo fatta, adesso finalmente sarà tutto più semplice» Ovviamente no! Una serie di catastrofi s’abbatte violentemente sulla casa: un bellissimo giorno lo scarico del bagno si blocca miseramente, rispedendo indietro quanto scaricato e… Si, succede quello che state pensando. La casa è colma di liquami e in nostro soccorso arrivano i ragazzi dello spurgo che ci salvano la vita. Dopo quattro giorni lo scarico si blocca di nuovo e succede pari pari quanto accaduto prima. Tornano i ragazzi dello spurgo che si rendono conto che in realtà, il condotto, dopo anni di onorato servizio, sta collassando. Quindi partono i lavori in bagno.

Alla serie di catastrofi si aggiunge uno dei più grandi classici: l’invasione delle formiche, ma mica ‘na roba tranquilla. No, decidono di invadere direttamente tutti gli scompartimenti del cibo, costringendoci a buttare vie decine e decine di euro di rifornimenti.

L’ultima catastrofe è quella decisiva. Signori e signore, non poteva mancarci l’attacco da parte del topo: un disastro totale. Una settimana atroce che passa praticamente così: la mattina ritrovi le cacche dell’essere sparse in tutta la cucina, così volano le litrate di candeggina per igienizzare il tutto; il resto del giorno cerchi di catturare il ratto con tanti fallimenti. Il coso si mangia l’esca delle trappole senza essere catturato. Così alla fine decidiamo di passare un’intera notte svegli fino alla sua cattura. Lo prendiamo, ma non posso raccontarvi quale è stata la sua triste fine.

Come potrete comprendere, dopo averne passate di tutti colori ci aspettiamo che il proprietario di casa ci venga incontro, magari alleggerendoci qualche spesa (ad esempio pagare le ultime due mensilità con la famosa “caparra”). Niente, la nostra relazione non finisce bene perché lui afferma di volersi “tutelare” e quindi non si è potuto evitare lo scontro frontale.

Tutto questo per dire che quest’anno avevo trovato ‘na bella sistemazione e finalmente tutto era andato per il meglio. Ma la notizia del dover lasciare casa si è abbattuta come un fulmine a ciel sereno e torniamo al punto di partenza.

Per gli studenti universitari cercare casa assomiglia molto all’impresa compiuta da Ulisse: per prima cosa bisogna trovare gli annunci e non è molto semplice, in quanto ci sono da fare una serie di operazioni matematiche prima di poterne individuare uno idoneo. Infatti, negli annunci trovi una serie di limitazioni:

no cani, no fumatori, no mangiatori di carne, no vegani, no terroni, no maschi, no uomini con la barba, no buonisti, no persone alte più di 1.70 m, solo studenti di ingegneria casearia, solo astemi, solo bevitori di birra artigianale Croata,ecc.

Insomma, prima di capire quale locatore contattare devi metterti alla lavagna, disegnare tanti insiemi e capire qual è il campo di intersezione che ti permette di poter essere un candidato adatto per entrare quanto meno in trattativa.

Prima di capire quale locatore contattare devi metterti alla lavagna,disegnare tanti insiemi e capire quale è il campo di intersezione che ti permette di poter essere un candidato adatto.

Se sei fortunato e sei idoneo puoi iniziare una trattativa: i locatori hanno questo brutto vizio di utilizzare in maniera sconsiderata la frase “devo tutelarmi, perché ne ho viste di tutti i colori”. Quindi ti chiedono due mesi di cauzione, il pagamento anticipato per bloccare la casa, poi ovviamente devi anche sborsare la famosa commissione per l’agenzia immobiliare. Poi ci devi mette’ dentro le spese per le volture, perché questi non si fidano a tenersi intestate le bollette. Se poi sei anche sfortunato (come me), far combaciare la scadenza del contratto della casa vecchia e l’inizio di quello della casa nuova è impossibile. Quindi contemporaneamente devi paga’ l’affitto di due appartamenti. Insomma, se vuoi trasferirti in una nuova casa devi cacciare metà del PIL del famoso paese di Trinidad e Tobago.

Dopo anni di università mi sono reso conto che i proprietari non sono per niente avvezzi a fare lavori di manutenzione (o per lo meno quelli che ho incontrato io). Loro perseguono la logica del guadagno spremendo la casa al massimo. Nello specifico, mi pare che ci sia una brutta abitudine di nascondere la polvere sotto il tappeto: quando metti piede nella nuova casa è tutto splendente, tutto pulito, sembra tutto perfetto. Nel momento in cui cominci a viverci ti accorgi che qualsiasi cosa tocchi, viene giù. Volete sapere qual è il risultato? Che il danno lo hai fatto tu e questi pretendono di trattenersi la famosa caparra.

Ora, è chiaro che non possiamo fare di tutta l’erba un fascio però deve valere per tutti ‘sta storia. Non è che siccome ‘na volta ti è andata male con gli studenti, allora sono tutti così. Mentre, per quanto riguarda la mia storia, posso affermare che tutti (meno uno) i locatori con i quali ho avuto a che fare hanno voluto/provato a fare i furbetti.

Ripetendo, ho sperimentato che questi signori utilizzano in maniera sconsiderata la parola “tutelarsi” facendo leva, soprattutto in città dove vi è forte carenza di case disponibili, sul fatto che troveranno sempre qualcuno disposto ad accettare condizioni da posizione caprina.

Quindi in definitiva chiedo, se è vero che chi affitta casa deve tutelarsi, a noi studenti, chi ci tutela?

Antonello Aquilano

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