MUSIC IS A KEY

LA MUSICA VA IN PAUSA MA È IL MOMENTO DI ACCENDERE IL CERVELLO.

THE SHOW MUST BE PAUSED, BLACK LIVES MATTER

È mezzanotte, sto per andare a dormire ma sulla home di Instagram noto un post di James Hype, un Dj Inglese che seguo: subito capisco che sta per accadere qualcosa di molto importante. Controllo subito su Google per trovare qualche notizia e anche se la cosa gira solo da qualche ora, inizio già ad avere la vaga idea che questa mattina mi sarei svegliato con tutto il mondo della musica IN PAUSA.

THE SHOW MUST BE PAUSED

È questo l’hashtag che etichette, artisti e addetti ai lavori vogliono trasmettere in tutto il mondo in questo martedì 2 Giugno. Sarà infatti una Festa della Repubblica unica nel suo contesto socioculturale perché sarà una giornata “senza distrazioni” e senza nessuna attività di riproduzione o promozione musicale che possa, in un certo senso, “intrattenere” la nostra mente sui social network. Tutti focalizzati su ciò che sta realmente accadendo. Un silenzio da parte di una delle industrie più importanti e influenti per le nostre vite che ha lo scopo di farci venire più concretamente a contatto con la realtà.

Da subito questa notizia mi ha profondamente affascinato. E nonostante oggi qui su Miak.it non avremmo dovuto pubblicare nessun articolo, ho da subito sentito l’esigenza di aprire il pc e iniziare a scrivere.
Tra l’altro proprio ieri il nostro Umberto ha condiviso con noi un interessante approfondimento sulla vicenda che da giorni sta smuovendo molte coscienze, non solo oltre oceano ma in tutto il pianeta.

E quindi ieri sera, leggendo le varie dichiarazioni rilasciate da vari artisti (i Rolling Stones tra i primi ad aderire all’iniziativa), sono rimasto a ragionare su una frase scritta proprio da James Hype, che è stata proprio la frase con la quale ho scoperto questa iniziativa: «In tutta la mia vita sono stato ispirato dalla black and music culture. Come ragazzo bianco cresciuto in un contesto prevalentemente bianco ho sempre pensato che il razzismo non sia una cosa giusta e che siamo tutti uguali. Ma non ho mai dato peso al fatto che il razzismo esiste sistematicamente nella società».

Già solo con questa frase sono riuscito a cogliere il senso di ciò che avrebbe scritto nelle righe successive.
Già solo con questa frase sono riuscito a connettermi davvero con la realtà e a percepire il senso del messaggio che questo hashtag ci deve trasmettere.

In questi giorni qui in Italia stiamo seguendo questa vicenda come sempre usiamo fare: con quell’aria che “guarda gli Americani…che popolo di ipocriti!”, come se ciò che sta accadendo non ci riguardi più di tanto o che, in realtà, pensiamo non ci possa riguardare. Un po’ come a Febbraio quando stava iniziando ad uscire qualche notizia su questo nemico invisibile che ha sconvolto le nostre vite e avevamo sempre quell’aria che “guarda i Cinesi…che popolo di zozzoni!”.

È proprio questo il punto: il razzismo è un po’ come quest’essere invisibile che c’è nell’aria ma non lo vedi fin quando non ci entri in contatto.

Il problema, però, è che il razzismo è un “virus amico”, nel senso che entra nel nostro organismo, nella nostra mente e se ne sta li indisturbato senza recare danno all’ospite che, invece, si sente addirittura a proprio agio e a volte quasi incosciente di ciò che ha appena accolto nella propria mente.

Spesso, infatti, ho come l’impressione che le persone non si rendano conto di essere razziste, questo anche per via del fatto che nell’immaginario comune il razzismo è considerato solo nei confronti dei neri. Ma in realtà il razzismo non conosce razze e in un certo senso è addirittura meno razzista di se stesso.

Lasciando perdere questo mini viaggio mentale riguardo la descrizione dell’entità razzismo (dovuto all’orario notturno) ciò su cui vorrei porre l’attenzione in questo articolo è la CONSAPEVOLEZZA.

La consapevolezza che ci permetterebbe di vivere in un mondo bellissimo.

Tornando al panorama musicale, infatti, una settimana fa stavo guardando l’intervista pubblicata sul canale YouTube di British GQ fatta a Dr Dre e Jimmy Lovine. I due ovviamente stavano parlando di ciò che è accaduto tra loro, cercando di testimoniare al mondo che si può e si deve fare perché è bellissimo: un bianco e un nero che collaborano e danno vita alle cuffie che hanno rivoluzionato il mondo dell’ascolto musicale. Il fenomeno delle Beats, infatti, è avvenuto proprio grazie all’ intersezione di due mondi diversi, di due individui ognuno con la propria storia, la propria cultura e le proprie influenze. L’unione di queste due persone di colore diverso che da vita ad un prodotto straordinario e rivoluzionario. E il loro appello nell’intervista è stato proprio quello di spronare tutti ad aprire i propri confini mentali.

Su questo pianeta siamo tutti uguali e diversi allo stesso tempo ed è proprio questo il magnifico potenziale che come umanità possediamo.

Essere diversi non dovrebbe essere un ostacolo. La diversità dovrebbe essere considerata come la più ricca di tutte le ricchezze. E io mi chiedo come sia ancora possibile che nel 2020 ci sia gente che stia tuttora, con tutto ciò che è successo, a rovinarsi il fegato su questioni che trovo davvero prive di senso e che non voglio neanche citare qui sopra.

Pensateci. Mentre state leggendo questo testo ci sono 3 Americani e 2 Russi che a 420 km di distanza, in orbita sulla Terra, guardano questo bellissimo pianeta pieno di imbecilli. Già solo questo dovrebbe farvi riflettere su quanto sia assurdo ancora continuare a farci tanti di quei problemi che possono trasformarsi in soluzioni vincenti per tutti in ogni campo e settore.

Non dovremo mica diventare tutti astronauti per iniziare ad avere una mentalità più aperta?

Ma l’aspetto che più mi “diverte” di tutta questa storia è che molte persone adottano ancora oggi nel 2020 atteggiamenti di tipo nazionalista. E mi diverte pensare solo al fatto che, per esempio, se non fosse stato per Cristoforo Colombo, molti dei prodotti che vantiamo essere rigorosamente made in Italy furono importati proprio dall’America. Pensateci la prossima volta che mangiate fagioli, patate, peperoni e pomodori!

E infine viene spontaneo ragionare sulle parole di James Hype che non riesco a non fare mie e che in realtà dovrebbero essere di tutti anche se molti, appunto, non se ne rendono conto. La “black music and culture” ha contaminato tutti nella vita e le persone ogni giorno continuano ad esserne contaminate. Come? Restando il più “banali” possibile, per esempio ascoltando una canzone o scegliendo un paio di sneakers. Ma poi magari ti ritrovi qualcuno sugli spalti di qualche evento sportivo che con un paio di Jordan inizia a gridare cose senza senso.

Lo Show deve fermarsi per un attimo e lo deve fare proprio per cercare di far ritrovare un senso.

È un silenzio simbolico ma fatto da chi di solito offre suoni e che quindi diventa un silenzio assordante.

Buon Martedì 2 Giugno. #blacklivesmatter #theshowmustbepaused

Stefano Alfieri

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