MUSIC IS A KEY

Dal cuore dell’emergenza: intervista a Domenico, operatore sanitario impegnato nella lotta al Covid-19

Domenico, impegnato in prima linea nella battaglia contro il Covid-19

La pandemia di Covid-19 che sta affliggendo il mondo negli ultimi mesi ha portato tante persone a diretto contatto con la situazione che si è venuta a creare. Tanti ragazzi, giovani e volenterosi, si sono allontanati dalle proprie famiglie per recarsi nelle zone in cui c’è bisogno. Uno di questi è Domenico, ventiseienne assistente sanitario che ha prima reso servizio presso l’Ospedale Giuseppe Tatarella di Cerignola e in seguito si è trasferito a Firenze presso il Dipartimento Sanitario. La sua esperienza è comune a quella di molti giovani che avrebbero sicuramente preferito trovare un impiego in una situazione più tranquilla, ma si sono dimostrati coraggiosi e pieni di tenacia dando la loro disponibilità immediata. Domenico ha accettato gentilmente di raccontarci in una lunga intervista quale è l’ambito in cui opera, quale è stato l’impatto con una realtà di vera emergenza, accompagnandoci inoltre in una riflessione profonda su tutta la situazione sanitaria.

«Di cosa si occupa e come si muove la figura professionale dell’Assistente Sanitario?»

«La figura dell’Assistente Sanitario si occupa principalmente di prevenzione, promozione ed educazione alla salute individuando i bisogni di salute e le priorità di intervento preventivo, educativo e di recupero, ovviamente la parola prevenzione nella sua accezione generica racchiude tutti i tipi di prevenzione, se la volessimo stratificare e chiarire la potremmo scomporre in tre tipi di prevenzione: quella primaria, quella secondaria e infine quella terziaria.

La primaria si occupa di combattere cause e fattori predisponenti, con la variazione di abitudini errate e un intervento comportamentale. La secondaria agisce su persone già ammalate o a rischio per combattere la malattia o per evitare che insorga. La terziaria infine si occupa della cura del soggetto in cui la malattia è già presente, e mira a ridurne disagi, gravità e complicazioni.

Da ciò possiamo capire che il campo della prevenzione è davvero ampio ed essendo così vasto la figura dell’Assistente Sanitario può lavorare in diverse aree e diverse strutture.

A seconda del servizio e della mansione che ricopre svolge attività differenti sempre comunque basate sulla prevenzione, promozione ed educazione alla salute, ci tengo a dire che per lo più la maggior parte degli Assistenti sanitari lavora in ambulatori vaccinali effettuando sia i vaccini sia il counselling pre vaccinale e la relativa gestione dell’anagrafe vaccinale.»

«Attualmente quale mansione stai svolgendo e con che modalità?»

«Al momento sto eseguendo test sierologici dove richiesto. Tra i luoghi in cui opero ci sono RSA, centri accoglienza, conventi e in generale luoghi di aggregazione. Mi trovo a lavorare anche a domicilio per l’esecuzione di tamponi per soggetti che presentano sintomatologia o che hanno avuto contatti con persone positive. Inoltre testo anche persone che devono ricevere un intervento chirurgico o devono accedere a strutture sanitarie.»

«Quale è stato l’impatto con delle realtà lavorative d’emergenza quali sono quelle in cui ti sei trovato a dover operare prima a Cerignola e poi al dipartimento sanitario di Firenze?»

«Sicuramente non è stato facile, sicuramente non è stato bello se parliamo della fase di piena emergenza in cui era tutto un’incognita tranne per il fatto che i contagi aumentavano esponenzialmente di giorno in giorno. Posso dire che sono esperienze come queste che mi stanno dando la possibilità di fare un salto di qualità sia a livello umano sia a livello professionale. É stato un mettersi alla prova sia con se stessi sia con il lavoro pratico, perché un conto è studiare sui libri un altro conto è applicare quelle conoscenze sul campo e gestire forti situazioni di stress e di tensione che si sono create soprattutto con il COVID-19. Non è stato sicuramente un impatto “soft”, ma guardando il lato positivo sono contento del contributo che ho dato e che sto dando come la maggior parte dei sanitari che hanno risposto tutti presente in un momento di difficoltà generale

«Raccontaci la tua esperienza sul campo, qualcosa che ti ha impressionato e ti ha lasciato motivi di riflessione importante»

«Diciamo che in questo periodo ho visto tante cose che non mi sarei mai aspettato di vedere, alcune brutte ma anche molte altre che ti lasciano tanta gioia a fine giornata e a fine turno lavorativo. A livello di rapporti relazionali con le utenze alle volte mi ha fatto specie vedere persone che non hanno avuto un minimo rispetto per delle figure e dei servizi che stavamo offrendo per loro e per tutti, che non hanno un briciolo di empatia o emotività e che ti trattano come se tutto gli fosse dovuto.

Altre volte è capitato invece che arrivassero persone che ci hanno offerto focacce fatte in casa, pizze dolci, caffè, o che semplicemente ci hanno sorriso e  ringraziato per il lavoro che stavamo facendo e per far sentire con dei piccoli gesti il loro sostegno e la loro vicinanza, a volte sono le piccole cose che fanno la differenza.

La cosa che mi ha fatto riflettere più di tutte però è stata quella di pensare a quanto può essere fragile l’essere umano, la vita: un virus che ci ha fatto capire che nessuno è indispensabile e che siamo tutti uguali di fronte a madre natura. Questa pandemia mi ha aiutato a capire ancora di più l’importanza dei momenti, di un sorriso, di piccoli gesti che nella vecchia quotidianità come macchine e automi ci eravamo scordati di apprezzare come se fossero cose che ci appartenevano da sempre e che ci erano dovute.

Ho riflettuto sul valore della vita e di quanto siamo fortunati, perché lo siamo. La domanda è una: impareremo qualcosa da questo periodo e cercheremo di cambiare in meglio? Ho ancora molti dubbi»

«Come è stato a livello emotivo dover partire da un giorno all’altro alla volta di città mai viste prima in un momento così duro per tutti?»

«É stato bello, chi mi conosce sa che sono una persona che non ha mai avuto particolari problemi a cambiare vita, girare città, viaggiare, sono stato sempre un tipo alla ricerca di nuovi stimoli e abbastanza dinamico da questo punto di vista. Infatti dopo la specialistica ho avuto un’esperienza di vita a Londra e in Irlanda e una volta che ti riesci ad adattare li è difficile trovarsi male in altri posti, soprattutto in Italia e anche per il mio tipo di carattere. Comunque c’è da dire che in questa situazione se fossi stata una persona troppo emotiva o con delle paure troppo grandi forse non avrei nemmeno accettato gli incarichi in un periodo del genere perché comunque non è per tutti andare a lavorare nel giro di 4 giorni dalla chiamata ed essere assunti proprio con un contratto “COVID”.»

«Come speri e ti auguri si evolva la tua carriera lavorativa?»

«Sinceramente spero di continuare così, sempre con voglia di fare e umiltà che nel nostro lavoro sono molto importanti, ora mi auguro di trovare un pò di stabilità e magari di firmare un contratto a tempo indeterminato ma tutto questo si vedrà in seguito, per ora sono contento e va bene così»

«Cosa secondo è stato ben gestito e cosa non lo è stato nella gestione dell’emergenza nazionale?»

«É una domanda molto difficile questa. Sicuramente non era facile gestire una situazione di emergenza completamente nuova che non si era mai presentata, partendo da questa premessa e proprio per questa premessa penso che sia stata gestita bene dato che l’Italia è stato uno dei pochi paesi Europei a non prendere sotto gamba sin da subito il virus. Siamo stati uno dei primi paesi del vecchio continente ad essere investiti da questa ondata e diciamo che è stata quella la nostra sfortuna che si rispecchia anche nei numeri dei contagiati e purtroppo dei morti.

Altri paesi invece sono stati più “fortunati” dato che l’epidemia si è diffusa successivamente, si sono adeguati anche seguendo i nostri modelli di profilassi e nonostante questo hanno avuto molti problemi anche loro, l’unico dubbio che mi rimane ed è una domanda che mi sono sempre posto è la seguente: se avessimo isolato e bloccato dall’inizio i comuni e/o le province e/o le 2 regioni dove si sono diffusi i primi due focolai con controlli accurati come durante la fase di lockdown, tutto questo sarebbe accaduto lo stesso?

Ovviamente ripeto col senno di poi è troppo facile parlare, perché non ancora si aveva una reale percezione del pericolo e di quello a cui si sarebbe andati incontro, anche se la cosa non è stata assolutamente sottovalutata e perché comunque non si bloccano delle regioni da un giorno all’altro soprattutto se la situazione non è ancora così grave e diffusa, però forse sarebbe stata, a posteriori, una buona mossa.

Quindi concludendo credo che la situazione in generale sia stata gestita bene (riferito al lockdown) dal governo e dalle regioni. Non dimentichiamo che molte delle assunzioni di infermieri, assistenti sanitari, OSS, medici specializzandi sono state effettuate a pandemia in corso, dopo tutti i tagli che sono stati effettuati sulla sanità nel corso degli anni precedenti. Quindi c’è stata una situazione di adattamento e di solidarietà professionale non indifferente che ha permesso di vincere questa battaglia insieme. Ho detto battaglia perché la guerra purtroppo non è ancora finita, gli studi sono tutti in evoluzione, il vaccino è ancora in fase di sperimentazione, i casi ad oggi ci sono ancora quindi dobbiamo cercare di rimanere sempre in una situazione di allerta e cercare di non abbassare la guardia soprattutto ora dopo tutti gli sforzi che sono stati fatti.»

Tutti noi dovremmo rendere omaggio a persone come Domenico. Giovani, meno giovani, donne e uomini, sospinti dal fuoco del giusto e dell’attenzione per il prossimo, che senza timore partono alla volta di quello che è un vero e proprio fronte di guerra. Allontanarsi dagli affetti, da casa, improvvisamente e senza tempo per realizzare per indossare le protezioni e lottare contro un nemico invisibile. A tutti voi, GRAZIE DI CUORE.

Game changer, l'omaggio dell'artista Bansky a chi è impegnato nella lotta contro il virus.
Game Changer, l’omaggio dell’artista Banksy a chi è impegnato contro il virus

Umberto Maria Porreca

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *