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Finiremo sott’acqua?

Le alluvioni sono una problematica gigantesca per il nostro paese

Nello scorso “episodio” abbiamo puntato i riflettori sul rischio frane che abbiamo nel nostro paese. Armati del report sul dissesto idrogeologico elaborato da ISPRA abbiamo cercato di comprendere quanto siamo esposti al pericolo da frane.

Adesso è il turno di un’altra importante problematica che affligge il nostro paese : le alluvioni.

Innanzitutto, è bene tenere a mente che creare una carta della pericolosità da alluvioni è un processo molto complesso. Vanno integrati dati climatologici,meteorologici, idrogeologici, catastali, etc. Comunque, a parte questo, l’ Ispra sulla base delle normative vigenti ha utilizzato tre possibili scenari per creare la mappa della pericolosità da alluvioni:

  • Scenario P3 (pericolosità elevata): alluvioni frequenti (tempo di ritorno fra 20 e 50 anni);
  • Scenario P2 (pericolosità media): alluvioni poco frequenti (tempo di ritorno fra 100 e 200 anni);
  • Scenario P1 (pericolosità bassa): scarsa probabilità di alluvioni o scenari di eventi estremi;

ATTENZIONE! Il concetto di “tempo di ritorno” è abbastanza aggrovigliato (forse meriterebbe un articolo) ma tentiamo di renderlo comprensibile per farci un’idea di cosa significano questi numeri. Per definizione il tempo di ritorno è:

… un modo statistico di esprimere la probabilità di qualcosa che accade in un dato anno. Un evento con tempo di ritorno pari a “100 anni” ha l’1% (= 1/100) di probabilità di accadere in un dato anno. Un evento con tempo di ritorno pari a “500 anni” ha lo 0,2% (= 1/500) di probabilità di accadere in un dato anno…

NOAA’s National Centers for Environmental Information (NCEI)

Nel nostro caso per capire ancora meglio cosa intendiamo, prendiamo d’esempio lo scenario a pericolosità media e poniamoci nella visione più cautelativa, cioè tempo di ritorno di 100 anni. Proviamo a guardare un attimo al futuro: questo significa che in cinque anni la probabilità sale al 5%, in dieci anni sale al 10 e così via.

Ora, come potete comprendere, in realtà ogni località ha le proprie e peculiarità e pertanto stiamo dando uno sguardo molto dall’alto, che serve a darci un’ idea generale della situazione.

Le persone a rischio alluvione

Rimanendo sempre sullo scenario P2 andiamo a vedere che ben 6.183.364 persone vivono in un’area a pericolosità idraulica media.

ATTENZIONE! Lo scenario a pericolosità più bassa è quello in cui si ha, in pratica, l’evento più estremo. Va da sé che gran parte delle persone ricadenti negli scenari P2 e p3 ricadano già all’interno delle zone P1, quindi NON possiamo sommarle. Per capirci meglio: se prendiamo ad esempio una città al cui interno passa un fiume, avremo ovviamente abitazioni e attività che sono più vicine al corso d’acqua e via via altre che sono sempre più lontane. Nello scenario a pericolosità più elevata (P3) ci si aspetta una determinata piena del fiume che può raggiungere quella zone. Così nello scenario P2 verranno coinvolte le abitazioni più lontane e così via. A questo punto risulta ovvio che se ci si dovesse trovare nello scenario a pericolosità più bassa, chi si trova nelle zone a pericolosità P2 e P3 sarà sicuramente già stato coinvolto. Quindi possiamo dire che la portata dell’evento aspettato, aumenta man man mano che lo scenario di pericolosità si abbassa (sia chiaro, è solo un esempio).

Insomma, tutto questo per dire che non possiamo sommare le persone a rischio tra i vari scenari. Quindi rimanendo nel nostro caso, possiamo anche notare che le famiglie residenti in zone a pericolosità media son ben 2.648.499.

Gli edifici e le aziende a rischio

Gli edifici che ricadono nelle aree di pericolo alluvione medio sono 1.351.578 pari al 9.8% del totale. Le industrie e le aziende che ricadono in queste aree sono 596.254 pari al 12.4% del totale, generando a loro volta un rischio per 2.306.299 lavoratori (il 14 % del totale).

Ora dobbiamo dire una piccola cosa: con i tempi che corrono, il concetto di tempo di ritorno sta un po sfarfallando. Questo perchè ultimamente, quelli che definiamo “eventi estremi” stanno prendendo un brutto andazzo e iniziano a diventare non più tanto estremi. Sembra che pian piano stiano diventando di casa. Quindi questi scenari potrebbero essere sconvolti e c’è la possibilità che tra qualche anno potrebbero diventare decisamente peggiori.

Ma in tutto questo, che cos’è un’alluvione?

Un’alluvione è un allagamento temporaneo di zone che normalmente non sono coperte d’acqua. L’allagamento può essere provocato da fiumi,torrenti, canali, laghi e mare.

La Direttiva 2007/60/CE o Direttiva Alluvioni (Floods Directive – FD), sottolinea come sebbene le alluvioni siano fenomeni naturali impossibili da prevenire, alcune attività antropiche, quali la crescita degli insediamenti umani, l’incremento delle attività economiche, la progressiva impermeabilizzazione del suolo e la sottrazione di aree naturali di piena, contribuiscano ad aumentare la probabilità di accadimento delle alluvioni e ad aggravarne le conseguenze.

Rispetto all’imprevedibilità degli eventi alluvionali, esiste comunque una sorta di ripetitività nell’accadimento degli eventi stessi, nel senso che medesime porzioni di territorio nel tempo sono state interessate da inondazioni e alcune di esse a causa delle caratteristiche morfologiche e di uso del suolo si configurano come aree a significativo rischio potenziale.

Bene! L’altra volta abbiamo visto come le frane possano essere innescate (ad esempio) da terremoti o da forti piogge. Con le alluvioni abbiamo visto che gli eventi estremi stanno diventando meno rari. Il mix letale vede quindi aggiungersi altri ingredienti. La mappa che si va configurando mettendo assieme il pericolo da frana e da alluvioni è impressionante. E lo è ancora di più se si pensa che ce la dobbiamo vedere anche con i terremoti, con i vulcani, con l’inquinamento… e non solo.

(Il pericolo da frana e da alluvione in Italia)

Come già detto, se volete approfondire l’argomento trovate tutto nel rapporto sul dissesto idrogeologico redatto da ISPRA.

ATTENZIONE!

Proprio da alcuni giorni, esattamente il 21 Maggio, ISPRA ha messo online la piattaforma Italiana sul dissesto idrogeologico (clicca qui). Uno strumento molto interessante tramite il quale è possibile vedere nel dettaglio la situazione sul dissesto idrogeologico. Magari potete farci un salto e vedere come è messa la vostra zona o le aree che frequentate spesso.

Antonello Aquilano


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