MUSIC IS A KEY

Intervista esclusiva Miak: faccia con faccia con la ”Faglia del Vettore”

La faglia del monte vettore

Nel Maggio del 2017, grazie all’Università d’Annunzio di Chieti, ho avuto l’opportunità di salire sul Monte Vettore: qui giace la “Faglia del Vettore“, responsabile dei tristemente noti “Terremoti di Amatrice e Norcia“.

Prima di raggiungere il valico di Forca di Presta (da dove sarebbe iniziata la nostra escursione sul Vettore), attraversiamo varie frazioni di Arquata del Tronto. Fino a quel momento tutto ciò che riguardava quel terremoto lo avevo visto in tv e sul web, però ricordo bene cosa provai durante le due scosse del 24 Agosto e 30 Ottobre. Quello che mi si palesa davanti agli occhi mi lascia impietrito. È passato poco meno di un anno dal terremoto e tutto è rimasto immutato da quel giorno. Il paese è completamente deserto e le uniche cose che rimangono sono macerie. Vederlo con i miei occhi mi sconvolge. Per qualche minuto l’auto si riempie di un silenzio assordante.

(Il nostro passaggio all’interno del paese di Arquata del Tronto.)

Arrivati a Forca di Presta cominciamo la nostra salita, di circa 3 ore, che ci porterà quasi in cima al Monte Vettore, al cospetto della famosissima faglia. Così, dopo la faticosa escursione, finalmente raggiungiamo il nostro punto di arrivo.

Lo specchio della faglia è lì davanti a noi. Appare come una lunga cicatrice che attraversa l’intero Monte Vettore. Il professore ci fa notare che tutto ciò che vediamo non esisteva prima del 30 Ottobre. In qualche secondo, quel giorno, si è creata una lacerazione di più un metro; un’area grande circa quanto 1200 campi da calcio, ad Ovest del Monte Vettore, è sprofondata fino a diverse decine di centimetri, abbattendo le ultime cose rimaste in piedi dalla precedente scossa del 24 Agosto.

Il pensiero che quel muro di roccia fosse responsabile di una catastrofe di tale portata mi intimorisce e allo stesso tempo mi incuriosisce. Inizio ad osservarla e vedo che sulla parete ci sono delle scritte: sono le misure che i ricercatori hanno appuntato nei mesi passati, accorsi subito a studiarla. Essa rappresenta per i geologi, di fatto, l’unico laboratorio naturale per poter studiare queste strutture, e in Italia una cosa del genere non si era mai vista. È molto curioso come l’opportunità di studiarle, per i geologi, coincida quasi sempre con dei disastri.

Inizio a prendere le mie misure con la bussola e ad un tratto vengo interrotto da una voce profonda proveniente dalle rocce; spaventato, faccio un balzo all’indietro. Non posso credere a ciò che vedo e che sento. La faglia mi sta parlando:

«Ultimamente siete in tanti a passare da queste parti».

Ma che caz… Sono incredulo e non so bene se sto sognando o se sto avendo delle allucinazioni, questa parla pure con l’accento umbro. Penso:« ma stiamo a scherza’?». Vabbè fatto sta che la roccia parla e non posso lasciarmi sfuggire quest’occasione, così inizia la mia discussione con la “Faglia del Vettore”:

« Ok, mi stai dicendo che seriamente sto parlando con te? Sto davvero parlando con la faglia assassina?»

« Ah! Fammi capire, io sarei la faglia assassina? Vieni qui col tuo gruppo di amichetti geologi a dirmi che io sarei la faglia assassina. Sono sorpresa che sia proprio uno del settore a dirmi una cosa del genere. Non farmi ridere, lo sai meglio di me che sono tutto fuorché un’assassina. Dimmi, cosa ho fatto di male? »

Boh! Questa qua mi inizia a fare la morale. Comincio anche a provare un senso di vergogna poichè in pratica sto a parlare con un muro, e l’ho chiamato pure assassino. Allo stesso tempo però penso al disastro che ha provocato quindi gli rispondo:

« Beh, oddio, sai quante vittime hai fatto? Lo sai che hai distrutto intere comunità? Hai messo in ginocchio l’intero centro Italia! »

«Quindi tu sei venuto qui ad accusarmi? Voi siete degli esseri viventi ridicoli. Vuoi scaricare su di me le responsabilità di una popolazione scellerata. Sai chi dovrebbe sentirsi in colpa? Tu, i tuoi amici geologi che sono con te oggi, i tuoi connazionali. Ogni persona che abita in questo paese è responsabile di questo disastro e di quelli del passato…»

Provo ad interrompere un attimo il suo monologo, per dire la mia. Insomma, io ero venuto qui per studiare mica per farmi fare la predica da un mucchio di pietre. Ma non mi fa dire neanche una parola:

«No, adesso stai zitto e ascolti, perché parlo io. Io sono qui da prima che arrivaste voi a colonizzare queste terre selvagge. Avete disboscato, avete costruito senza un minimo di criterio, avete fatto tutto il comodo vostro. Non sono qui a giudicare i vostri modi di fare, perché a me non interessa, ma almeno non venire a dirmi che sono un’assassina. Mi muovo ‘na volta ogni mille anni e ho il solo compito di mandare avanti la tettonica della placche. Non mi risulta che prima del vostro arrivo i miei movimenti e quelli delle mie colleghe abbiano ucciso qualche animale, al massimo è partita qualche amica frana e qualcuno c’è rimasto sotto. Tra l’altro non mi risulta nemmeno che qualche homo habilis o erectus si sia mai lamentato di me. Da quando siete diventati homo sapiens sapiens (sorride beffardamente) avete iniziato ad avere problemi con noi. Che poi, ci sono alcuni di voi che sostengono che se non ci fossimo state noi col cavolo che avreste messo piede sulla Terra… »

A questo punto devo interrompere la petulante faglia perchè rimango un attimo spiazzato dalle ultime parole.

« Aspetta, aspetta! Adesso che significa”se non ci fossimo state, col cavolo che…” »

« AHAHAHAHAH, l’umano qui non sa niente, AHAHAHAHAH. E secondo te gli elementi essenziali per la creazione delle prime cellule e per il sostentamento successivo da dove sono arrivate, dal cielo? »

In pratica la faglia fa riferimento al fatto che alla tettonica delle placche viene attribuito un ruolo chiave nell’origine della vita (di seguito alcuni link).

Hypothesis: Origin of Life in Deep-Reaching Tectonic Faults;

Is plate tectonics needed to evolve technological species on exoplanets?;

The Emergence of Life;

Vi è anche da dire che un’altra pubblicazione, invece, esclude il ruolo decisivo della tettonica delle placche nell’origine della vita (clicca qui). Ma lasciamo da parte questo dubbio amletico.

La faglia è abbastanza egocentrica, io voglio porle un sacco di domande ma lei non mi lascia parlare. Penso che sia abbastanza arrabbiata, poichè inizia a sfogare tutte le sue frustrazioni. Insomma io sono qui e ho l’opportunità di chiederle duemila curiosità e questa invece mi ha preso per uno psicologo (e mi prende anche in giro):

«Io non vi sopporto. Quando noi ci muoviamo, qui in Italia, succedono sempre dei disastri, e voi state lì davanti alla tv a cercare di capire la magnitudo esatta. Ma che ci dovete fare con ‘sta magnitudo? Poi ne parlate per mesi e mesi, state lì alla ricerca del colpevole, di chi ha costruito male, quando, e ripeto, siete tutti responsabili. Dimmi una cosa, tu lo sai quanti “terremoti” ci sono stati negli ultimi 120 anni?»

Ah! Adesso è lei che mi pone le domande.

Non lo so! Comunque immagino tanti»

«Pfff! Non sai niente. Allora te lo dico io: dal 1900 ad oggi ci sono stati trentadue “terremoti”, con quella che voi chiamate “magnitudo”, superiore a 5.8. E non farmi tornare ancora più indietro nel tempo, che ho qualche milione di anni e la memoria inizia a darmi problemi. Lo sai quante persone hanno perso la vita durante questi eventi? centro-trentacinque-mila! E quante persone hanno perso la propria casa, il proprio lavoro? Quanti sono i danni per l’economia? Ora, fatti un po’ un calcolo. In media ogni quanti anni avete a che fare con un “forte terremoto”? »

Io mi devo ancora riprendere dallo shock, sto pur sempre parlando con una faglia. Non riesco nemmeno a fare il calcolo a mente, quindi prendo il cellulare e faccio il calcolo. 120 anni, diviso 32 terremoti:

« Fa circa quattro! Un forte terremoto ogni 4 anni!? »

« Bravo. In pratica non riuscite a risolvere i danni provocati da quello precedente, che già avete a che fare con quello successivo. E in quattro anni avete già dimenticato tutto » .

« Si, ora mi hai fatto fare ‘sto calcolo ma non è che questa sia la vera distribuzione temporale dei forti terremoti, eh! »

« Si ma non è questo il punto. Vi dovete mette’ in testa che fino alla fine dei vostri giorni, non smetteremo mai di muoverci. Vi andate vantando del grande sviluppo tecnologico che avete raggiunto e non riuscite a far stare in piedi le case quando ci muoviamo. Siete un paradosso continuo. E la colpa è tua! »

« Mia? Io adesso che c’entro? »

« Ti sei mai chiesto se casa tua resisterebbe ai “terremoti” che ci si aspetta nella tua zona? Hai mai fatto fare delle verifiche? »

Ora, a parte il fatto che questa continua a fare il segno delle virgolette quando dice la parola terremoto, il che mi sta anche infastidendo un pò. Insomma, io sono uno studente fuori sede, vivo in affitto. Che dovrei fare, chiedere al proprietario: « senti un po’ ma com’è? Che succede se fa una bella botta? ». Lui mi risponderebbe sicuramente che la casa ha resistito a tutti i terremoti del passato quindi no problem.

E quindi vuoi vedere che la prossima è la volta buona?

La faglia interrompe i miei pensieri:

« Lo so cosa stai pensando! Questo è il vostro modo di fare. Non ce la farete mai. Resterete per sempre a meravigliarvi di ogni nuovo “terremoto”… »

All’ennesimo terremoto virgolettato, mi innervosisco definitivamente. La interrompo:

« HO CAPITO! BASTA! BASTA! Hai parlato solo tu. Non mi hai fatto dire nulla. Fammi fare una domanda. Ma tu, non puoi dirci quando ti muoverai, scusa? Oppure, non hai paura che comunque un giorno saremo in grado di prevedere quando e dove vi muoverete? »

« AHAHAHAAHAHAAH, ma allora non hai capito niente? Pensi che a me interessi distruggervi o tenere segreto il momento in cui mi muoverò? Ma se nemmeno io so quando mi muoverò. Funziona come uno starnuto, non è che tu sai quando ti verrà da starnutire la prossima volta. Che poi, dimmi un po’, ma a che vi servirebbe sapere in anticipo quando ci muoveremo? Per veder crollare davanti ai vostri occhi le case, i ponti, gli ospedali. Per vedere sbriciolarsi tutto? »

Io a quel punto le rispondo strillando:

« ALMENO SALVIAMO UN SACCO DI VITE! »

La faglia smette di rispondermi. Rimango a guardarla per una ventina di secondi, poi mi giro… Ci sono i miei amici che mi stanno guardando da lontano con gli occhi sbarrati. Uno di loro mi urla: « Ma ti sei ‘mbriacato forte? ». Mi vengono a prendere e mi riportano sotto braccio dal professore, che stava pur sempre spiegando e aveva smarrito da un po’ uno dei suoi studenti.

E mo a questi chi glielo dice che stavo incredibilmente parlando con la faglia che stiamo studiando?

Il tempo a disposizione finisce. Dobbiamo scendere il Vettore per raggiungere le macchine. Due ore e mezza di discesa e finalmente raggiungiamo i nostri mezzi di trasporto. Durante il ritorno passiamo nuovamente per Arquata del Tronto e ora vedo quel mucchio di macerie in maniera diversa. Inizio a ripensare all’assurda giornata che ho vissuto:

« La faglia mi ha praticamente attaccato su qualunque fronte. Magari è vero, io sono responsabile insieme a tutti quanti… Ma cosa posso fare? Di certo non posso cambiare da solo il modo di fare di una intera nazione. Forse posso provare a sensibilizzare le persone a me vicine e magari poi parte un passaparola. Ma questo può risolvere un problema così radicato all’interno dell’Italia? Non credo! In tutti i casi, posso comunque iniziare raccontando questa assurda storia. Magari qualcuno mi crederà. Ma una volta che mi credono cosa ci risolvo? Non lo so» .

La discussione con la faglia insomma mi ha messo una serie di dubbi esistenziali e in un certo modo mi sento caricato di responsabilità. In fin dei conti mi ha avvertito di tutto. Eppure sono cose che sanno tutti, vengono ripetute in tutte le salse ad ogni “terremoto” (che poi, perché la faglia mi faceva sempre il segno delle virgolette quando diceva “terremoto”?), quindi perché continuiamo a non fare nulla?

Tra l’altro, oggi siamo nel 2020 e la faglia mi fece fare quello stupido calcolo che mi dava come risultato: un terremoto ogni quattro anni. E sono passati quattro anni dal 2016. Quindi, ora che succederà?

Antonello Aquilano

2 commenti su “Intervista esclusiva Miak: faccia con faccia con la ”Faglia del Vettore””

  1. Un articolo stupendo davvero, bello da leggere fino alla fine, descrittivo e coinvolgente. Complimenti! Meritevole!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *